Parto Naturale: 3 Sintomi di Travaglio, 3 Fasi del Parto. Consigli e Vantaggi

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Le 3 fasi del parto naturale

Dopo la fase preparatoria, si entra in quello che è il parto vero e proprio, in cui distinguiamo tre fasi, dilatativa, espulsiva e del secondamento.

Se  siete curiose di vedere cosa accade (e non vi impressionate facilmente) potete guardare un video parto.

  1. Fase della dilatazione parto

Si tratta del travaglio in senso stretto, caratterizzato dalle dolorose contrazioni. In questa fase la muscolatura dell’utero si distende e la cervice di dilata. Il collo dell’utero si appiana e si schiude fino a diventare completamente piatto (cervice bassa) così si può aprire.

L’apertura massima è di 10 centimetri di diametro, sufficienti per permettere al neonato di venire alla luce.

Questa fase può avere una durata variabile perchè influenzata da diversi fattori. Quali l’elasticità dei tessuti del corpo della mamma e la reazione dell’utero all’ossitocina. Di una cosa dovete esser tranquille, non dura all’infinito, solitamente non va oltre le 5 o 6 ore.

Se volete contare anche i primi dolori meno intensi allora il tempo è maggiore. E’ giusto però tener presente che il travaglio vero è proprio è il periodo dei dolori intensi. In media al primo figlio la dilatazione è di un centrimetro all’ora. Di solito quando i dolori iniziano ad essere forti si è già dilatate di 2 o 4 centimetri, dopo è tutto più veloce.

In questa fase con voi c’è l’ostetrica che controlla la dilatazione e monitora il battito del bambino. Di tanto in tanto può entrare anche il ginecologo, che se lo reputa necessario può sottoporvi a visita.

Oggi in tutti i reparti di maternità viene permesso di essere libere di camminare o stare a letto, insomma di gestire il dolore come meglio si crede. In alcuni casi potete usare delle palle grandi di gomma su cui dondolarvi, potete portarvi dei cuscini o un cd per sentire una musica per voi congeniale.

  1. Fase espulsiva del parto

Raggiunta la massima dilatazione di 8-10 centimetri, si entra nella fase espulsiva del parto, ovvero delle spinte necessarie affinchè il bambino possa venire alla luce.

E’ consigliabile informarsi sulle regole della struttura dove si intende partorire. In alcuni ospedali è possibile rimanere sul letto assegnato per il travaglio, in altri si viene portate sulla sedia ginecologica, in altri ancora si viene lasciate libere di partorire nella posizione che si preferisce (eventualmente anche a terra).

Le spinte sono un impulso che la donna deve necessariamente assecondare. Accade che prima l’utero si contragga e nel corso della contrazione si abbia l’impulso a spingere. Può succedere che si abbia l’impulso a spingere quando ancora non si è del tutto dilatate. In questo caso, si deve inspirare e poi espirare molto profondamente come se si dovessero soffiare tante candeline.

Le spinte risolutive non sono più di quattro o cinque e permettono al piccolo di scendere per il canale del parto. Aiutatevi con la respirazione. Con la tecnica bassa indiana inspirate dal naso ed espirate dalla bocca. Si inizia con l’arrivo della spinta ispirando dal naso e trattenendo l’aria il più possibile. Poi si espira lentamente assecondando il movimento dell’utero. Con la tecnica alta tibetana di deve inspirare dalla bocca ed espirare dal naso. Va eseguita tra una spinta e l’altra per recuperare le energie.

Una volta che la testa del bambino passa, la donna avverte un guizzo. Così finisce all’improvviso il dolore. Dopo il taglio del cordone ombelicale, l’ostetrica e il ginecologo posizionano il bimbo in modo che possa espellere eventuali secrezioni.

Gli danno qualche colpetto sulla pianta dei piedi per far emettere il primo vagito. A questo punto il bambino viene adagiato accanto alla mamma.

Purtroppo non tutti gli ospedali consentono di allattarlo subito, anche se sarebbe opportuno che ciò fosse permesso, per il benessere del neonato appena venuto al mondo.

  1. Fase del secondamento del parto

Il secondamento è l’espulsione della placenta. Dopo il parto la mamma resta in sala per poterla espellere.

L’eliminazione è causata da una leggera contrazione non particolarmente dolorosa ed avviene circa 20 o 30 minuti dopo la nascita del bambino.

L’allattamento al seno immediatamente successivo al parto, facilita e stimola la contrazione dell’utero atta ad espellere la placenta. Una volta uscita viene analizzata. Si tratta di una verifica importantissima. Se qualche frammento rimanesse nell’utero, dovrebbe essere subito eliminato per via chirurgica dal ginecolo altrimenti, si andrebbe incontro ad infezioni.

Se avete subito episotomia o c’è stata lacerazione, il ginecologo provvede a mettere i punti. E’ compito dell’ostetrica lavare e disinfettare la ferita, potete poi indossare i vostri slip con apposito assorberte dopo parto. A questo punto sarete accompagnate nella vostra stanza dove potete riposare.

A seconda delle regole della struttura che avete scelto potete avere sempre vicino il vostro bambino (rooming-in), oppure è possibile che voi siate nella vostra stanza e il bimbo al nido, quindi potete vederlo solo in alcuni orari.

Alcune strutture adottano una mezza strada, consentendo durante il giorno alla mamma di prendersi cura del bambino, mentre la notte è al nido.

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